Duemila anni di storia ebraica

 

( 70 d.C. – 1948 d.C.)

 

 

In questa pagina, analizzeremo in modo molto sintetico quelli che sono stati i fatti storici più significativi riguardo al popolo ebreo, di un arco di tempo molto ampio: circa venti secoli. Vedremo come è nato e come è cresciuto quel sentimento di disprezzo e di odio, che nei nostri giorni è chiamato:“ANTISEMITISMO”. Fino al 70 d.C. i Giudei pur non avendo un loro governo nazionale ( erano assorbiti dall’impero romano ) avevano ancora conservato, per concessione di Roma, una certa autonomia culturale e religiosa. Difatti nel processo fatto a Gesù  e nella successiva condanna a morte prevalse la volontà ebraica ( Sinedrio) contro quella romana (Ponzio Pilato). A causa però della continue rivolte e ribellioni, Roma pensò bene di attaccare e distruggere il cuore della loro identità nazionale e religiosa: Gerusalemme e il Tempio e deportare i Giudei fuori da quella regione. I Romani pensavano che i Giudei senza i loro simboli e fuori dalla loro terra si sarebbero pian piano mischiati e conformati agli usi e costumi delle nazioni che li avrebbero ospitati, e in questo modo avrebbero smesso di nuocere all’umanità.

 

La storia però non andò secondo i loro calcoli, gli Ebrei seppero dotarsi di una sorta "ideologia dellesilio" capace di preservare nel tempo, per secoli, e nella dispersione geografica unoriginale concezione di sé e del proprio ruolo nella storia. Non avendo creduto in Gesù come il loro Messia, essi compattarono la loro credenza attorno alla speranza ed attesa della venuta del loro “Vero Messia”, speranza che li ha sostenuti nel passato e che  li sostiene nel presente. I Romani, negli anni successivi, furono molto abili a far ricadere solamente sui Giudei la colpa della morte di Gesù, anche se in realtà furono loro a crocifiggere il Cristo. Questa manipolazione dei fatti gettò le basi a quella contrapposizione aspra, e a volte anche violenta, che ha caratterizzato i rapporti tra Giudaismo e Cristianesimo secolarizzato nel corso di quasi venti secoli i storia.

 

Dopo l’anno 70 d. C. iniziano da parte dell’imperatore Vespasiano le prime restrizioni: oltre alla distruzione del Tempio, Roma soppresse l’autorità dei sacerdoti e del Sinedrio e obbligò gli ebrei a versare a Giove Capitolino il tributo che versavano a Gerusalemme. La situazione peggiorò con Adriano, che decide di costruire un tempio pagano sulle rovine di quello ebraico e proibire la circoncisione. 

Questi provvedimenti scatenarono una seconda rivolta ebraica, capeggiata da Bar Kochba, che impegnò le legioni romane dal 132 al 135 d.C. e fin schiacciata nel sangue, con un ulteriore seguito di uccisioni e deportazioni, fino al divieto per gli ebrei di mettere piede a Gerusalemme. Per la presenza ebraica in terra dIsraele sarà un colpo quasi fatale, da cui si riprenderà solo molto più tardi, e lentamente. Tuttavia, dopo queste turbolenze, la situazione degli ebrei sparsi nella diaspora torna poco a poco quasi normale, perché i romani rinunciano a vietare la circoncisione e riprendono la loro tradizionale politica di sostanziale tolleranza.

 

                                                                             

                                                ACCUSATI DI MISANTROPIA

 

Non mancarono, nell’antichità classica, manifestazioni di ostilità verso gli ebrei. Le celebri requisitorie antiebraiche di Tacito, Orazio, Giovenale e Marziale accusavano gli ebrei di "misantropia" (per il loro attaccamento a tradizioni che li "separano" dagli altri), di "ateismo" (per il loro rifiuto di adorare divinità pagane) e, ovviamente, di tendenze politiche sediziose. Tuttavia, nel mondo classico il giudaismo non viene bersagliato in modo particolare, per lo meno non più di altri gruppi o minoranze, finché non diventa oggetto degli attacchi cristiani. Saranno le esigenze e lideologia della cristianità a gettare le basi di una legislazione restrittiva che diventerà, con l’aumento del potere delle Chiesa, sempre più vessatoria, trasformando gli ebrei in cittadini discriminati ed emarginati.

 Nel IV secolo, in un arco di tempo di nemmeno settantanni, la Chiesa passa da organizzazione tollerata di fatto (sebbene a tratti combattuta da qualche imperatore), a istituzione ufficialmente riconosciuta e favorita (da Costantino, con leditto del 313), infine a religione unica di Stato, con Teodosio I nel 380. Il proposito di Costantino e degli altri imperatori che condividono le sue idee è di unificare tutta la popolazione dellImpero in ununica religione che serva da nuovo cemento ideologico". Ciò comporta la necessità di combattere tutte le ideologie diverse da quella "cattolica" (cioè, universale): le religioni pagane, le altre chiese cristiane considerate eretiche dopo il Concilio di Nicea (325), e naturalmente il giudaismo. Le prime misure contro gli ebrei vengono emanate già nel 315, e subito appare chiaro lorientamento di fondo.

Come prima cosa viene decretata la pena di morte per gli ebrei che importunino chi si converte "dalla funesta religione" ebraica a quella della Chiesa; subito dopo viene dichiarata delitto la conversione opposta, dal cristianesimo al giudaismo.

 

                                                                          

GLI INCENDI DELLE SINAGOGHE

 

Insieme ai decreti, ha inizio la predicazione. Gli ebrei sono discriminati dai provvedimenti di legge e additati al pubblico disprezzo come un "popolo deicida" ( La crocifissione di Gesù ), la cui dispersione stessa viene spiegata come punizione divina e così piano piano diventeranno oggetto del disprezzo popolare. E la cosa dà presto i suoi frutti. Già al IV secolo risalgono i primi incendi di sinagoghe in varie parti dellImpero e i primi eccidi, di pari passo con i nuovi divieti: di sposare donne cristiane, di accedere ai pubblici uffici, di costruire nuove sinagoghe.

Lesistenza degli ebrei nellEuropa cristiana nei secoli successivi è caratterizzata da vicende alterne e assai complesse. Secondo i tempi e i luoghi, periodi di relativa tolleranza sono preceduti o seguiti da periodi di persecuzione, momenti di serenità da momenti di terrore. Mentre alla originaria motivazione religiosa si vanno affiancando e aggiungendo altre e diverse motivazioni di ostilità antiebraica, anche gli atteggiamenti e i provvedimenti si modificano. Così come si modificano le attitudini e i comportamenti degli stessi ebrei, sotto il peso delle discriminazioni.  

Si pensi, per esempio, ai fenomeni del ghetto e dellusura. Nellantichità (come oggi, in Israele) gli ebrei erano stati anche agricoltori e manovali, ma nellEuropa medievale cristiana dove al generale disprezzo per lebreo si unì spesso il divieto esplicito di possedere e coltivare la terra la necessità e la paura spingevano gli ebrei ad abbandonare le campagne e a concentrarsi nelle città. Dentro le città, essi si raccoglievano in alcuni quartieri specifici che divennero noti col nome di "giudecche". Poi, a partire dal XVI secolo, nel pieno del clima persecutorio della Controriforma, alle giudecche si sostituisce listituzione coatta del "ghetto" (il primo nel 1516, a Venezia).

 

 

                                                                             IMPRIGIONATI NEI GHETTI

 

La concentrazione degli ebrei in un quartiere non è più "spontanea", bensì imposta: tutti gli ebrei devono risiedervi e il quartiere viene circondato da mura, le porte daccesso vengono chiuse di notte e sorvegliate. I ghetti si moltiplicano ovunque, soprattutto in Italia, e la vita al loro interno diventa ben presto penosa, in condizioni di sovraffollamento e di scarsa igiene. Il ghetto mantiene concentrati gli ebrei in un luogo ben definito e riconoscibile, alla mercé di ogni scoppio di ira popolare. Ma, paradossalmente, offre anche una sorta di protezione: nella brutale separazione dal mondo circostante che lo caratterizza, esso garantisce in qualche misura la possibilità di mantenere vive, allinterno, tradizioni e modalità di vita legate alla propria religione.

 

Concentrati nelle giudecche o chiusi nei ghetti, che attività potevano svolgere gli ebrei del Medioevo? Era loro proibito dedicarsi alle professioni (salvo quella di medico), non potevano intraprendere la carriera militare, raramente era loro permesso possedere beni immobili. Restavano poche possibilità. Restavano, in sostanza, quelle attività commerciali e finanziarie che la mentalità medievale considerava con disprezzo: dalla compravendita di stracci e abiti usati (il misero mestiere che occuperà per generazioni tanti ebrei dei ghetti, dallItalia alla Polonia), fino al prestito di denaro ad interesse.

Per la Chiesa il denaro è materia vile e sterile, il prestito a interesse (inizialmente venne chiamato "usura" qualunque fosse il tasso esercitato) è peccaminoso e viene delegato volentieri a chi è già comunque escluso dalla "salvezza". Daltra parte per gli ebrei, sempre esposti alla minaccia di improvvisi saccheggi ed espulsioni, la tanto vituperata ricchezza "mobile" ( danaro ) era lunica risorsa che si potesse sperare di salvaguardare in qualche modo in caso di pericolo.

 

 

                                                                         ASSALTI AI QUARTIERI EBRAICI

 

A partire dal XII si diffondono, dunque, tra gli ebrei dEuropa, queste attività di intermediazione finanziaria e il termine "usuraio" con tutto ciò di negativo che porta con sé alle orecchie dei debitori si sovrappone a quello di "ebreo". Governi, nobili, artigiani, contadini: tutti prima o poi dovevano ricorrere ai servizi delle famiglie ebree che prestano denaro; tutti coltivano rancore verso di loro e, soprattutto, cedono alla ricorrente tentazione di non restituire quanto avevano ricevuto in prestito. Questo ruberie avvenivano o  con un apposito provvedimento dellautorità, o come seguito di uno "spontaneo" scoppio di violenza popolare che si scagliava contro il quartiere ebraico quasi sempre dopo aver ascoltato qualche infiammato sermone religioso sul martirio di Gesù. Nell’Europa ipocrita e bigotta di quel tempo, in cui il danaro veniva considerato “sterco di Satana” in realtà tutti ne avevano bisogno.

Dai re di Francia, dInghilterra e di Spagna che devono finanziare guerre, vita di corte, costruzioni, esplorazioni e fino allultimo nobilotto locale, tutti si ingegnano per trovare il modo di sottrarre danaro a chi li maneggiava. Il mezzo ordinario consisteva nellimporre una tangente: gli ebrei erano costretti a versare notevoli percentuali dei loro guadagni. Poi vi erano i mezzi straordinari. Cera larresto in massa, seguito dalla liberazione dietro versamento di grossi riscatti, vi erano i donativi obbligatori, vi erano le multe esorbitanti imposte a intere comunità ebraiche, che dovevano così comprare la propria incolumità dopo che erano state lanciate accuse assurde nei loro confronti (avvelenamento dei pozzi, stregoneria, omicidi rituali).

Vi erano infine il metodo più drastico e redditizio: lespulsione collettiva, seguita dal sequestro dei beni e la loro eventuale restituzione dietro pagamento.

 

Nel 1182 Filippo Augusto re di Francia confiscò tutti gli averi degli ebrei. Nel 1290 vengono espulsi gli ebrei dallInghilterra. Nel 1306 vengono espulsi dalla Francia una prima volta. Nel 1322, una seconda volta. Nel 1394, una terza. Nel 1492 è la volta dei reali cattolici di Spagna Ferdinando e Isabella che impongono di scegliere: espulsione o conversione forzata. Duecentomila ebrei lasciano la Spagna, dove avevano vissuto per secoli e avevano contribuito in modo determinante al grande periodo di fioritura economica e culturale di quella terra, soprattutto nei secoli X e XI sotto dominazione araba.

Pochi anni dopo, nel 1496, sono cacciati gli ebrei dal Portogallo e nel 1541 lavvento del dominio spagnolo determinerà la fine della presenza ebraica in Italia meridionale. A Napoli il vicolo  "SCANNAGIUDEI" - Leggi discriminatorie, provvedimenti di espulsione, pubblico disprezzo sfociarono ripetutamente nella violenza fisica: comè noto, la storia degli ebrei in Europa è dolorosamente costellata di massacri. Il primo grande eccidio in Italia di cui si abbia notizia ebbe luogo in Meridione nel XIII secolo, su istigazione della monarchia angioina. Furono uccise migliaia di persone. Resta, come un agghiacciante ricordo di quelle stragi, il vicolo Scannagiudei, a Napoli. Altre uccisioni si ebbero nel 1474 e poi ripetutamente nel XVI secolo, negli Stati della Chiesa, come diretta conseguenza del fervore controriformistico. Le ultime uccisioni in Italia  escluse le stragi naziste  si ebbero a Siena nel 1799.

 

Ma gli eccidi più gravi non si svolsero in Italia, dove paradossalmente proprio la presenza del papato esercitò un effetto di relativo contenimento delle manifestazioni più estreme. I grandi eccidi di massa si registrarono nel centro Europa, inizialmente in occasione della partenza delle Crociate. Nel 1096, con la prima Crociata, in Renania si contano 50mila ebrei uccisi. Nel 1189, con la terza Crociata, vengono massacrati gli ebrei in Austria. Nel 1144 a Norvich, in Inghilterra, si registra la prima "calunnia del sangue" (falsa accusa di omicidio rituale di bambini cristiani ad opera degli ebrei). Le calunnie del sangue si ripeteranno ossessivamente in tempi e luoghi diversi, scatenando invariabilmente la violenza popolare contro la più vicina comunità ebraica (così, per esempio, a Wurzburg in Germania, nel 1147; a Blois, in Francia, nel 1171; ancora in Francia, a Bray sur Seine, nel 1191).

 

Alla fine del 200, una calunnia relativa alla presunta profanazione di unostia scatenò i contadini al punto da portare al massacro delle comunità ebraiche di Wurzburg e di Norimberga. Nel 1348-50 la "peste nera" che flagella lEuropa dà adito a nuove accuse e calunnie: in tutta Europa gli ebrei vengono massacrati (solo a Strasburgo furono bruciati vivi duemila ebrei), al punto che lo stesso papa Clemente VI cercò di intervenire per frenare le violenze. Nel 1389 venne sterminata la comunità ebraica di Praga. Nel 1391 vennero attaccate le sinagoghe in tutta la Spagna cristiana e in tre mesi vennero uccisi 50mila ebrei.

 

                                                                            LE PERSECUZIONI IN RUSSIA

 

Stragi più "sistematiche"  corredate di torture, roghi, sequestro di bambini  si ebbero a partire dal 1478 con listituzione della Santa Inquisizione, braccio secolare del potere ecclesiastico nei Paesi cattolici, che si adopererò con spaventosa ferocia nella lotta contro ogni "eresia" e contro ogni pratica "illegale" dellebraismo. Nei secoli successivi, fu lEuropa orientale il nuovo scenario dei massacri antiebraici. Nel 1648-49 vennero uccisi 100mila ebrei in Ucraina. Nel 1655-56 è la volta degli ebrei polacchi. Nel 1745 furono espulsi gli ebrei da Praga. Nel 1768 venne annientata la comunità ebraica di Uman, in Polonia. Nel 1791 furono fissate zone di residenza coatta per tutti gli ebrei russi, una sorta di enorme "regione-ghetto".

 

Se nella illuminata e progredita Europa occidentale di fine 800 il caso creato dalle false accuse contro il capitano francese Alfred Dreyfus, ebreo, e le violente campagne antisemite che le accompagnano rappresentano un brusco campanello dallarme, successe che, nellarretrata Europa orientale  la cruenta tradizione dei grandi massacri che avevano insanguinato i secoli fra lXI e il XV proseguì fino alla fine del XIX secolo e oltre, nella forma dei temuti pogrom che si verificarono nelle terre della Russia zarista. Il pogrom di Odessa, 300 morti, è del 1905; altre migliaia di ebrei furonno uccisi nei pogrom del 1917, scatenati nel quadro della guerra civile. Furono queste violenze che portarono  fra laltro, allemigrazione di milioni di ebrei: in gran parte verso loccidente e il Nuovo Mondo, in piccola parte verso la Palestina ottomana.

 

Quando, nel 1933, Adolf Hitler venne nominato cancelliere in Germania e diede avvio al folle progetto di purificare lumanità dalla presenza stessa delle razze inferiori, prima fra tutte quella ebraica, il mondo in cui si muoveva non mancava certo di precedenti cui ispirarsi. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, persino la rivelazione dellorrore dei campi di sterminio nazisti dove sono stati assassinati quasi sei milioni di ebrei, cioè un ebreo ogni due che vivevano in Europa alla vigilia dellOlocausto non sarà sufficiente a garantire che la malattia del pregiudizio sia stata estirpata per sempre dallanima europea e mondiale.