Gli Ebrei nell'età Romana


In questo articolo trattiamo il quadro generale della storia degli Ebrei nella dominazione romana dal 63 a.C. fino alla loro estrema rovina nel 70 d.C.....e nel 135 d.C. ma daremo particolare rilievo a quei personaggi che, pur avendo un peso modesto nella storia in generale, tuttavia hanno una notorietà universale per essere stati citati nei Vangeli.

Nel 63 a. C. le legioni romane, sotto la guida di Pompeo, entrarono in Gerusalemme: per il perdurare delle guerre civili e per motivi politici Roma preferì però non governare direttamente. Nel 47 a. C. per decisone di Giulio Cesare fu nominato re Antipatro. Questi era un Idumeneo (un popolo della regione) il quale però si era convertito all'ebraismo: tuttavia è chiaro che si trattava di una conversione di opportunità politica e comunque era considerato uno straniero che governava in nome di stranieri: pertanto egli e tutta la sua dinastia ebbero sempre la opposizione implacabile dalla parte più intransigente dei Giudei che avrebbero desiderato un membro della famiglia nazionale degli Asmonei che invece naturalmente non erano graditi a Roma.

     

                                              ERODE IL GRANDE

Figlio di Antipatro governò tutta la Palestina dopo la morte del padre, prima per incarico di Antonio e poi di Augusto al quale prontamente era passato dopo la sconfitta del primo a Farsalo. Governò dal 39 al 4 a. C.: pertanto, come è noto, la data di nascita di Gesù deve essere retrodata di alcuni anni.
Viene citato nei Vangeli per la " Strage egli innocenti" che avrebbe operato per timore della nascita di un pretendente al trono,. e che è uno dei temi più trattati nella storia dell'arte. Ha assunto quindi nell'immaginario collettivo la figura della malvagità più efferata. Anche le fonti non cristiane lo dipingono di carattere sospettoso e crudele: non esitò a fare uccidere chiunque gli si opponesse o fosse solo sospettato di farlo e anche molti membri della sua famiglia furono assassinati da lui. Giuseppe Flavio racconta che ordinò che alla sua morte fossero uccisi tutti "i prigionieri nello stadio " (si trattava presumibilmente di sospetti oppositori) affinché, anche non volendo, ogni famiglia ebrea piangesse della sua morte e non ne se rallegrasse.

Nessuna fonte non cristiana cita l'episodio della strage degli innocenti: il fatto si inquadra però perfettamente nel carattere del personaggio.

Tuttavia va rilevato che le circostanze richiedevano un personaggio di tale energia e crudeltà: egli doveva governare senza una legittimazione, tra la ostilità del popolo, una ridda di pretendenti e soprattutto mantenere la fiducia di Roma dalla quale poi dipendeva alla fine il suo potere.
Egli fece anche ampliare il Tempio (forse nella speranza di placare un pò i più religiosi) ampliando l'area sacra e facendola circondare di mura: a questi spazi si riferisce l'episodio evangelico della cacciata dei mercati dal Tempio: questi certamente non entravano nel Tempio vero e proprio (interdetto a tutti, tranne a pochissimi sacerdoti per soli motivi di culto, come era in uso nell'antichità) ma nel recinto circondato da mura : era uso generale che al di fuori dei templi si tenessero mercati, nell'antichità come anche in tempi medioevali e moderni: generalmente i santuari cristiani avevano e spesso hanno ancora una fiera al loro esterno. Tuttavia si trattava di un terreno sacro e quindi sembrava una profanazione.

                                                                                          

                                                                                      ERODE ANTIPA

Spesso viene confuso con il precedente: si tratta invece di uno dei suoi figli. Alla morte di Erode il Grande il regno fu diviso fra i suoi figli e ad Erode Antipa, per decisone di Augusto, toccò la Galilea (e la Perea) e questi regnò a lungo dal 4 a.C al 39 d.C.
A lui si riferiscono due episodi evangelici: la morte di Giovanni il Battista e il suo rifiuto di giudicare Gesù inviatogli da Pilato.
Il primo episodio viene riportato anche da fonti non cristiane. Giovanni lo rimproverava pubblicamente di adulterio perché aveva in moglie Erodiade (non ci è noto il nome effettivo di questa donna) che era stata moglie di un suo fratello. La legge mosaica prescriveva che una donna rimasta vedova sposasse il parente più prossimo del marito (quindi il cognato); ma il marito di Erodiade era ancora vivo e pertanto non sembrava sufficiente un divorzio per superare un'altra prescrizione mosaica che vietava l'unione fra cognati . Evidentemente non si trattava solo di una situazione coniugale più o meno irregolare ma era in questione la sincera appartenenza di Erode Antipa alla legge ebraica.

Erode Antipa fece quindi arrestare Giovanni il Battista e in seguito lo fece giustiziare. L'episodio riferito dai vangeli dell'intervento di Salomè, figlia di primo letto di Erodiade che, danzando, avrebbe chiesto la testa del Battista non trova riscontro in fonti non cristiane anche se si inquadra bene nel contesto generale
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L'altro episodio per cui è noto Erode è quello del rifiuto di giudicare Gesù: infatti Gesù era nativo della Galilea, regione governata da Erode: ora questi si trovava occasionalmente a Gerusalemme per la celebrazione della Pasqua. Erode rifiutò, come era prevedibile, per non trovarsi ancora a prendere una decisione che comunque poteva essere fonte di ulteriore tensioni con il popolo, tensioni di cui certo non sentiva il bisogno.
Alla morte di Tiberio Erode si recò a Roma per chiedere al nuovo imperatore Caligola la conferma del potere ma fu, non sappiamo per quale motivo, invece destituito e confinato a Lione nelle Gallie.

                                                                                               

                                                                                   PONZIO PILATO

Alla divisione del regno avvenuto alla morte di Erode il Grande la regione di Gerusalemme venne assegnato al figlio Archelao: questi però fu tanto crudele e inviso al popolo che Augusto nel 6 d.C., decise di rimuoverlo, confinarlo nelle Gallie e la regione fu direttamente amministrata da Roma che nominava un "Praefectus" (che generalmente viene definito " procuratore" ) dipendente da Antiochia in Siria: Ponzio Pilato ebbe questa carica dal 26 al 36 d.C. dopo altri quattro governatori.

Si tratta di un personaggio di rilievo molto modesto che deve però la sua immensa notorietà all'episodio evangelico: poco perciò sappiamo di lui. Dal nome sembra di origine sannita: Ponzio infatti era una gens sannita: troviamo infatti un Caio Ponzio alla guida dei sanniti nell'episodio delle forche caudine e un altro Ponzio guidò gli italici nella guerra sociale.

Ponzio Pilato era di ordine equestre, fece la sua carriera ai tempo di Seiano, l'onnipotente prefetto di Tiberio finche, nel 26 a.C. ebbe l'incarico in Giudea. Si trovò subito in grande difficoltà: fece porre le insegne romane sul Tempio ma dovette ritirarle per timore di una sommossa generale, usò il tesoro del Tempio per la costruzione di un acquedotto ma scoppiarono disordini sedati con l'uso di bastoni da soldati sparsi tra la folla, alla fine represse sanguinosamente tumulti scoppiati in Samaria: per questo ultimo episodio fu richiamato a Roma per giustificarsi dall'imperatore Tiberio nel 36. Quando vi giunse pero l'imperatore era morto e di lui si persero le poche tracce storiche: possiamo presumere che la sua modesta carriera avesse termine.

Fino però dai primi secoli sulla sua figura cosi importante nei vangeli sorsero tante leggende: in una di esse si sosteneva che si sarebbe convertito con la moglie al cristianesimo. Questo racconto fu accolto dalla chiesa Copta d'Egitto che lo proclamò santo e tuttora lo festeggia il 25 giugno.
Per quanto attiene all'episodio evangelico facciamo qualche osservazione:
Generalmente il procuratore romano non risiedeva a Gerusalemme ma in occasioni come la Pasqua nelle quali potevano scoppiare tumulti egli vi si recava a capo dell'esercito che prendeva posizione nella città sacra; mentre nelle altre occasioni si preferiva avere presenza più discreta. Infatti nei Vangeli solo in questa occasione appaiono soldati e autorità romana.

La situazione personale di amministratore di Pilato ben si accorda con la sua esitazione nel prendere una posizione precisa nel processo di Gesù in quanto evidentemente egli teme comunque di sollevare tumulti e si trova a dover giudicare una situazione religiosa di cui non ha alcuna competenza. Cerca di scaricare la "patata bollente" a Erode che certamente aveva più dimestichezza con simili situazioni ma questi, però, ha le sue stesse preoccupazioni e rifiuta di accollarsi questo fastidioso e pericoloso incarico.

                                                                
CORRENTI RELIGIOSE -POLITICHE

FARISEI Costituiscono la corrente più nota e più importante: il nome nome significava forse: "fazione, separati": noi diremmo "setta" . Dal testo evangelico essi appaiono come formalisti e più ancora ipocriti e infatti nel linguaggio comune Fariseo ha assunto il significato di ipocrita. In realtà i farisei sostennero invece, il ritorno allo spirito originario dell'ebraismo, furono un po' i rivoluzionari o se si preferisce gli integralisti del tempo. Essi accettavano non solo la tradizione scritta ma anche quella orale ed erano animati da uno spirito antiromano e ad essi alla fine si dovette la tragica insurrezione finale.
Poiché la religione ebraica era ricca di molte prescrizioni minuziose i Farisei possono essere considerati quindi anche dei "formalisti" ma difficile considerarli degli ipocriti.

SADDUCEI: invece erano il clero istituzionalizzato, sostenuti anche dai ceti più ricchi. Sul terreno religioso riconoscevano solo la tradizione scritta e sul terreno politico, pure ostili ai Romani, cercavano pero un compromesso temendo gli esiti di una rivolta:non riuscirono ad impedirla e ci fu la catastrofe del 70 d.C.

ESSENI: non vengono citati nei Vangeli e da altre fonti ma solo da Giuseppe Flavio probabilmente perché non si trattava di una corrente propriamente definita e istituzionalizzata Si trattava di comunità a carattere mistico monastico ai quali vengono fatti risalire i famosi rotoli del mar Morto di Qumran. Essi si allontanavano alla società, una parte di essi praticava anche l'astensione dal matrimonio la qual cosa non rientravano nella tradizione ebraica che invece esaltava soprattutto l'ampiezza della discendenza. Alcuni autori moderni hanno posto in relazione la predicazione evangelica con gli Esseni, qualcuno ritenendo Gesù stesso un Esseno. Non crediamo che l'ipotesi abbia pero un vero fondamento, data la difficoltà di definire esattamente cosa significasse Esseno. Certamente ci pare suggestivo il fatto che praticavano celibato che appare cosi poi tanto in onore nel cristianesimo primitivo.

ELLENIZZANTI: non dobbiamo dimenticare che esistevano un gran numero di Giudei che si avvicinavano al mondo ellenistico: naturalmente nel momento in cui essi poi confluivano nella cultura ellenista venivano a sparire dalla visibilità della storia.

CRISTIANI: i primi seguaci di Cristo furono tutti giudei e solo, con non poca difficoltà, Paolo di Tarso riuscì a far prevalere il principio che la predicazione di Gesù era rivolta a tutti e non solo agli Ebrei. L'universalismo cristiano, affermando che non esistono differenze fra le razze e i popoli assorbi però l'ebraismo e quindi non sappiamo in effetti quando gli storici parlano di Cristiani se si riferiscano o meno a persone di origine ebraica. Va anche notato che comunque il cristianesimo si diffuse fra gli Ebrei della Diaspora e non tra quelli ancora residenti in Giudea. Comunque durante la rivolta anti romana i Cristiani si allontanarono alla Palestina perché non vollero essere coinvolti in una guerra che appariva ad essi ormai fratricida.

ZELOTI: Non pare trattarsi propriamente di un partito religioso con una specifica ideologia ma un termine generico con il quale vennero designati coloro che fomentavano e sostennero poi la rivolta anti romana.

                                                                                          

                                                 LA FINE DELLA GIUDEA

Dopo Pilato per decisione dell'imperatore Claudio, Roma, nel 39 d.C. tornò ancora nominare un re, Erode Agrippa il quale riuscì a mantenere la situazione abbastanza calma. Morto questi nel 44 d.C si tornò allora alla diretta amministrazione romana. La situazione continuò sempre più a degenerare in scontri, rivolte, assassini politici fino a che nel 66 d.C. proruppe in aperta rivolta quando il procuratore romano Gessio Florio prese possesso del tesoro del Tempio (anche Pilato lo aveva fatto con gravi conseguenze).
I ribelli presero la fortezza Antonia. Il procuratore Cestito Gallio ne tentò la riconquista ma non vi riuscì. L'entusiasmo degli Giudei arrivo allora al culmine e ogni mediazione divenne impossibile e si arrivò alla guerra vera e propria. Sotto l'impero di Nerone l'esercito romano marciò sulla Giudea guidato da Vespasiano. Ebbe all'inizio un facile successo occupando buona parte del territorio senza combattere: in seguito però si trovarono ad affrontare la disperata resistenza dei Giudei più accaniti che preferivano ormai la morte in combattimento o il suicidio anzicchè arrendersi ai Romani.

Alla morte di Nerone, Vespasiano riuscì a diventare imperatore e la guerra continuò sotto la direzione di suo figlio Tito. Questi nel 70 d. C. dopo un terribile assedio prese Gerusalemme  . . .  distrusse il Tempio completamente e celebrò il trionfo in Roma. A ricordo del fatto fu eretto l'Arco di Tito che tuttora costituisce uno dei monumenti più importanti e visitati nel Foro Romano.

Un gruppo di irriducibile resistettero ancora per tre anni nella fortezza di Masada: quando ormai stavano per essere sopraffatti si suicidarono per non arrendersi.

A questo momento in genere si fa ascendere la fine degli Ebrei in Palestina. In realtà essi continuarono ancora ad abitarvi e ancora sotto l'imperatore Adriano nel 132 esplose ancora una rivolta guidata da un personaggio di cui abbiamo scarsa conoscenza, Simon Bar Kokba: a questo punto i Romani intervennero con spietata energia: la rivolta fu repressa nel sangue, fu proibito a tutti i superstiti di professare la religione ebraica e quindi i superstiti dovettero aggiungersi alla Diaspora.

Gerusalemme ribattezzata AELIA CAPITOLIONA divenne una città ellenistica. Ai giudei fu precluso il ritorno. Alla fine del IV secolo piccoli gruppi di Ebrei ritornarono e sempre in Palestina vi è stata una piccola presenza ebraica. Ma gli Ebrei sono stati dispersi nel mondo e solo nel secolo XX è cominciato il ritorno (Sionismo)
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