Auschwitz

 La fabbrica  della morte

"Arbeit Macht Frei" (Il lavoro rende liberi) era l’insegna sopra il cancello di Auschwitz.
Fu posta lì dal maggiore Rudolph Höss, comandante del campo.

 

Cari lettori, abbiamo voluto dedicare una pagina intera per ricordare e non dimenticare quello che è accaduto in questa cittadina della Polonia durante gli anni della persecuzione nazista, noi crediamo che quello che è accaduto in questo campo di concentramento sia la pagina più brutta di tutta la storia umana. Lo scopo di questo racconto è solo quello di sensibilizzare le cosciente di chi ci segue a " non dimenticare".

Sembra che egli non la intendesse come una beffa, e nemmeno che l’intendesse letteralmente, come falsa promessa che coloro che avessero lavorato fino all’esaurimento sarebbero stati infine liberati, ma piuttosto come una qualche dichiarazione mistica che il sacrificio di sé sotto forma di infinita fatica arreca, in effetti, una sorta di intrinseca libertà spirituale.
Il 20 Maggio 1940 fu istituito il campo di Auschwitz a nord est di Cracovia sotto il comando di Rudolf Hoss. Nei pressi del villaggio polacco di Oswjecim fu individuato un vasto terreno demaniale che circondava una caserma d'artiglieria in disuso. Questo complesso di 32 edifici poteva costituire il nucleo ideale per l'installazione del Lager. Fra gli stagni di Oswiecim sorse dal nulla la più grande fabbrica di sterminio nazista dove morirono alcuni milioni di deportati. Accanto al campo principale sorsero ben presto altri due campi: Birkenau e Monowitz.

La costruzione del campo di concentramento: I tedeschi visti i piani e sentiti i pareri degli esperti decisero di costruire un campo della capacità di almeno 100.000 persone, nello stesso tempo fu anche deciso di costruirvi uno stabilimento per la produzione di gomma sintetica della IG Farben, che avrebbe assorbito i primi contingenti di deportati.

Da Sachsenhausen 30 «triangoli verdi», accuratamente scelti, furono trasferiti sul posto, per assumervi le funzioni di Kapò e presiedere ai lavori di sistemazione e alla costruzione delle officine, dei depositi e delle altre installazioni. Intanto si stendevano le recinzioni di filo spinato, si costruivano altre baracche, cucine, magazzini, caserme per i corpi di guardia, strade e raccordi ferroviari. Migliaia di prigionieri russi e polacchi cominciarono ad affluire ad Auschwitz, per contribuire ai lavori, per lavorare a loro volta nelle aziende agricole e nelle fabbriche che sorgevano come funghi intorno al campo. Si trattava di imprese a bassi costi di produzione, dato che la manodopera era quella pressoché gratuita fornita dal Lager. Poi c'erano i contratti di appalto, dai quali l'Amministrazione delle SS ritagliava generosamente la propria fetta di guadagno.
Il campo principale, in breve, non fu più sufficiente. Accanto ad Auschwitz I, sorsero prima Birkenau, cioè Auschwitz II, poi Monowitz, ossia Auschwitz III. Ma, oltre a questi Lager, si moltiplicavano, i comandi esterni, permanenti o temporanei. Un immenso territorio, rigorosamente isolato dal resto del mondo, brulicava di deportati, uomini e donne, provenienti da tutti i paesi invasi ed occupati dai nazisti. Auschwitz era una vera e propria zona industriale, in pieno fervore di attività.
La manodopera non mancava, continuamente sostituita dai nuovi arrivi, coloro che, arrivando al campo, erano considerati abili al lavoro, le prospettive di sopravvivenza non superavano i tre mesi a causa della denutrizione, del clima, della fatica e dei nazisti.
I deportati che giungevano da tutta Europa in vagoni piombati venivano selezionati: un medico, un ufficiale o un semplice SS, giudicando dall'aspetto esteriore decideva se far lavorare una persona o mandarla alle camere a gas. Anche in questo campo i medici nazisti sottoposero i prigionieri ad esperimenti medici in particolare sono da segnalare quelli del dottor Carl Clauberg per preparare un metodo rapido per lo sterminio biologico della popolazione slava.


 

Il Blocco 10 era la baracca degli esperimenti medici ad Auschwitz. Medici tedeschi, la maggior parte dei quali partecipava alle selezioni, chiesero il permesso di venire a lavorare nel Block 10 ad Auschwitz con soggetti umani. Il Blocco 10 era un bilancio d’orrori. Essere un soggetto sperimentale poteva prolungare la vita, o porvi fine immediatamente. Un prigioniero qui assegnato poteva affrontare prove dermatologiche di reazione a sostanze relativamente benigne, o ricevere un’iniezione di fenolo nel cuore per la dissezione immediata. Qui regnava il Dott. Mengele, il più malvagio degli uomini ad Auschwitz; Il Blocco 10 era nella sezione maschile del campo, ma la maggior parte dei suoi internati erano donne.

 

Il più sterilizzato di tutti i metodi d’uccisione ad Auschwitz era l’iniezione di fenolo, che fu istituzionalizzata nelle fasi relativamente iniziali di Auschwitz. Il paziente era portato in un ambulatorio e lì gli era somministrato un farmaco da un medico o (nella maggior parte dei casi) dal suo infermiere, che indossava il camice bianco e usava ago e siringa per l’iniezione. Nel gergo del campo, c’erano il verbo attivo spritzen ("iniettare", "schizzare", "spruzzare"), la forma passiva abgespritzt ("essere iniettato", o ucciso) e forme sostantive equivalenti a significare "siringare" e "fenolizzare".
Inizialmente, il fenolo era iniettato in vena alla vittima, massimizzando l’aura medica dell’intera procedura... Ma poco dopo, la tecnica fu modificata nell’iniezione del fenolo direttamente nel cuore. Alcuni testimoni pensano che il cambiamento si dovette al fatto che le vene erano talvolta difficili da localizzare, ma la vera ragione sembra essere la maggiore efficienza mortale dell’iniezione cardiaca diretta. I pazienti inoculati per endovena potevano resistere per minuti o addirittura un’ora o anche di più... "La soluzione acquosa concentrata di fenolo" che fu sviluppata si rivelò "economica, di facile uso ed assolutamente efficace se introdotta nel ventricolo cardiaco", di modo che un’iniezione di dieci o quindici millilitri nel cuore causava la morte entro quindici secondi. Le iniezioni di fenolo erano praticate nel Blocco 20: A quel punto due infermieri ebrei prigionieri portavano la vittima nella stanza (a volte le vittime erano portate dentro due a due) e la mettevano su uno sgabello, solitamente in modo che il braccio destro le coprisse gli occhi e il braccio sinistro rimanesse sollevato di lato in posizione orizzontale... L’idea era che il torace della vittima fosse inarcato in modo che l’area cardiaca fosse massimamente accessibile per l’iniezione letale, e che egli od ella non potesse vedere ciò che stava accadendo... La persona che faceva l’iniezione - spesso lo SDG Josef Klehr - riempiva la siringa e poi infilava l’ago direttamente nel cuore del prigioniero seduto e svuotava la siringa del suo contenuto. In questo modo, bastavano in media due minuti e 22 secondi per assassinare un prigioniero.
                                                          

                                       

  Le camere a gas

 

Le selezioni per la camera a gas erano fatte all’arrivo al campo, e periodicamente per eliminare i "mussulmani" man mano che s’indebolivano. I dottori di Auschwitz erano strettamente coinvolti nel processo di selezione. Molte testimonianze raccontano come il dott. Mengele (vedi scheda) attendesse i trasporti alla rampa, vestito impeccabilmente, fischiettando tra sé mentre segnalava con un gesto della mano la destra (vita) o la sinistra (morte). I bambini, le madri, gli anziani e tutti coloro che erano troppo deboli per lavorare erano mandati nelle camere a gas ad Auschwitz. Le selezioni al campo erano fatte durante gli appelli. I prigionieri erano obbligati a stare in piedi al freddo nudi, spesso per ore ed ore, mentre i medici e le SS li esaminavano per decidere chi sarebbe vissuto e chi sarebbe morto. Gli internati sapevano di dover correre sul posto e mostrare ogni residua energia, per evitare di essere mandati a morte. Le camere a gas hanno funzionato ininterrottamente, ad Auschwitz ed a Birkenau, ingoiando convogli interi di ebrei, stipati in carri bestiame, scaricati sulle rampe dei Lager ed avviati alle finte docce dalle cui tubature, invece dell'acqua, usciva il gas letale, il famigerato Zyklon B, un conglomerato di cristalli di silicio saturati con acido cianidrico, prodotto dalle consociate di quella stessa IG Farben che impiegava il maggior numero di prigionieri nello stesso campo di Auschwitz.
Nel disimpegno della camera a gas, i cadaveri erano privati degli occhiali e delle protesi, ed i capelli delle donne tagliati. Dopo di che i corpi erano caricati sul montacarichi e portati al pianterreno.

                                                          I forni crematori

Alcuni cadaveri venivano trascinati direttamente verso i forni. Altri venivano portati nel magazzino dei cadaveri di fronte al montacarichi, che serviva anche come luogo per le esecuzioni capitali mediante la fucilazione. Subito prima dell’incenerazione, i prigionieri del Sonderkommando rimuovevano i gioielli, che gettavano in apposite cassette numerate; denti con otturazioni di metallo, corone e ponti d’oro o fatti con altri metalli preziosi venivano estratti dalle bocche delle vittime gassate e depositati in una cassa marcata "Zahnstation" (stazione dentale). Ci volevano circa due ore per svuotare la camera a gas. Inizialmente i cadaveri erano portati ai forni su speciali carrelli montati su rotaia. I carrelli servivano anche per caricare i corpi nelle storte dei forni poi, su iniziativa del kapò August Bruck, s’introdussero speciali barelle per cadaveri, che si potevano infilare nelle storte. Per facilitare il carico, le barelle venivano lubrificate con acqua saponata.

I metodi di carico dei corpi variavano: ogni squadra di servizio ai forni aveva la sua tecnica. Ad esempio, la squadra di Tauber metteva due cadaveri nella storta per due volte, poi aggiungeva il maggior numero di corpi di bambini al secondo carico. Ci volevano circa venti minuti per cremare tre cadaveri in una storta, nello sforzo di ridurre il numero dei carichi, i prigionieri cremavano da quattro a cinque corpi alla volta, ed allungavano il tempo di cremazione a circa venticinque o trenta minuti, a tempo scaduto, si metteva nella storta il carico seguente, indipendentemente dal grado di incenerimento del carico precedente. Le ossa non completamente incenerite cadevano attraverso la griglia nella vasca di raccolta della cenere, e venivano schiacciate con pestelli di legno insieme alle ceneri, poi gettate in altri pozzi vicino al crematorio. Dopo di che erano rimosse dai pozzi e gettate nella Vistola o utilizzate per preparare terriccio e per fertilizzare i terreni delle fattorie del campo.
Una lettera del 28 Giugno 1943 dalla Direzione Centrale delle Costruzioni al Gruppo C indica che la capacità giornaliera era stimata a 340 corpi per il crematorio I; 1440 corpi ciascuno per i crematori II e III; e 768 ciascuno per i crematori IV e V. Quindi si stima che i cinque crematori potevano incenerire 4765 cadaveri al giorno.
Per quantità e qualità, Auschwitz è stato il Lager dove l'inventario degli orrori e della morte ha assunto dimensioni apocalittiche. Stando alle ammissioni di Rudolf Höss che fu comandante di quel Lager dal 1940 al 1942, solo in quel periodo furono assassinati nelle camere a gas non meno di 4.200.000 individui d'ogni età e condizione. Alle SS il Lager rendeva anche quando gli schiavi erano morti. C'erano le loro spoglie da dividere. Treni interi di indumenti sottratti ai deportati, camion carichi di casse di gioielli e denaro furono spediti da Auschwitz a Berlino, al quartier generale delle SS: anche questi erano i proventi della «soluzione finale».                                                               

                                                                             
Il numero delle persone assassinate ad Auschwitz è una questione dibattuta. La stima più precisa è di un milione e centomila persone, nove decimi delle quali ebrei. Subito dopo la guerra, commissioni sovietiche e polacche riferirono di quattro milioni di vittime del campo; il Comandante del campo Rudolf Höss testimoniò che vi morirono tre milioni di persone. È impossibile accertare con esattezza quante persone passarono da Auschwitz per due ragioni. Innanzi tutto, non vi erano registri delle persone assassinate dopo le selezioni alla stazione; non venne loro assegnato un numero né furono mai inseriti nei registri del campo, ma svanirono semplicemente dentro quella che gli stessi nazisti definivano "notte e nebbia" ("Nacht und Nebel"). Secondariamente, i nazisti distrussero molti dei registri prima di abbandonare Auschwitz. Studiosi come Franciszek Piper, scrivendo nel saggio Anatomia, pagg. 61-67, giungono alle loro personali stime tramite il controllo dei registri, più accurati, delle persone deportate ad Auschwitz dalle diverse nazioni, e la successiva sottrazione di quanti si sa essere stati trasferiti ad altri campi, o essere sopravvissuti alla guerra. Basandosi su questi calcoli (1.300.000 deportati meno 200.000 sopravvissuti) almeno 1.100.000 persone furono uccise o lo stesso morirono in questo campo.

L’intero campo degli zingari ad Auschwitz, di 4000 persone, fu sterminato il 1° agosto 1944: Organizzata come un campo per famiglie, l’unità riservata agli zingari si deteriorò molto rapidamente e divenne straordinariamente sudicia e insalubre persino per gli standard di Auschwitz, un posto d’infanti, bambini ed adulti morenti d’inedia. Certi zingari adulti d’alto rango tenevano per sé la maggior parte del cibo, quindi negandolo a tutti gli altri, bambini affamati compresi. I capi di Auschwitz, "scioccati" dalla situazione, arrivarono alla conclusione che fosse virtualmente impossibile cambiarla e che l’unica soluzione fosse di "gassare l’intero campo". Mengele si oppose strenuamente a questa decisione, fece diversi viaggi a Berlino per ottenerne la revoca, e arrivò addirittura al punto di dichiarare alle altre autorità di Auschwitz che sterminare il campo dei gitani sarebbe stato "un crimine". Altre fonti, (la maggior parte) concorda invece sul fatto che Mengele vedeva con favore l’eliminazione degli zingari

Le evasioni erano estremamente rare ad Auschwitz, ma non sconosciute. Il caso più famoso fu quello di Mala Zimetbaum e del suo amante polacco, Edek Galinski. Lei era una Lauferin, o fattorina, al campo, in grado di muoversi per fare delle commissioni e portare messaggi. Entrambi erano stati membri della resistenza anti-nazista, lui in Polonia, lei in Belgio. Lui ottenne un’uniforme delle SS, lei "organizzò" un lasciapassare, e lasciarono il campo insieme sotto le spoglie di una SS che trasportava un prigioniero.
Molti sopravvissuti di Auschwitz li ricordano, poiché ispirarono un’enorme speranza in tutti, ma i racconti divergono sui dettagli della distanza che riuscirono a percorrere prima di essere arrestati e riportati al campo. Alcuni sopravvissuti ricordano che essi arrivarono fino a Cracovia. Tornati ad Auschwitz, furono entrambi torturati e poi portati al patibolo per la pubblica esecuzione. Mala si tagliò le vene dei polsi con una lametta da barba che era riuscita a nascondere, fu picchiata a morte e caricata sul carro per il crematorio senza essere impiccata. Dall’altra parte del campo, Edek s’infilò il cappio e calciò la panca prima che la sentenza di morte fosse letta; le SS lo salvarono e lo impiccarono nuovamente.
Ci furono seicento altri casi di evasioni da Auschwitz. Quasi quattrocento fuggiaschi furono nuovamente catturati. Quando ci si accorgeva di un’evasione, tutti i prigionieri del campo erano fatti stare sugli attenti per ore, mentre si cercava il fuggitivo al di fuori del campo; una volta catturato, l’evaso era torturato, poi fatto sfilare per il campo con un cartello che diceva "evviva, sono tornato" e poi impiccato di fronte al resto dei prigionieri. Nel clima di terrore e di morte, vi furono però altri che ebbero il coraggio di organizzare una resistenza clandestina; uomini e donne di diversa provenienza, militanza politica, religione, non esitarono a favorire il sabotaggio, ad aiutare i più deboli, a proteggere i perseguitati sottraendoli alla violenza dei Kapò e delle SS. Vi furono alcuni che tentarono la fuga, specie polacchi e russi, che potevano contare sull'omertà delle popolazioni. Per ogni fuggiasco che non veniva ripreso le SS procedevano a feroci decimazioni dei loro compagni. In occasione di una di queste fughe, padre Massimiliano Kolbe, un sacerdote polacco, si offrì spontaneamente di sostituire un compagno condannato a morire di fame nel famigerato Bunker n. 11. Esempio fulgido di coraggio e di solidarietà, per cui fu proclamato prima martire poi santo. Il suo sacrificio non fu il solo esempio di coraggio e di solidarietà, perché ad Auschwitz, come negli altri Lager, resistere non era facile, ma necessario.

Il 16 gennaio 1945, quando le armate russe puntavano decisamente in direzione di Cracovia, il campo fu sgombrato. Quando i sovietici liberarono il campo si scoprì che le SS avevano cercato di far sparire le tracce dei loro crimini distruggendo i documenti del campo e facendo saltare i forni crematori e le camere a gas. Tutti coloro che potevano camminare furono avviati, a marce forzate, verso altri campi. Fu un'altra ecatombe. Migliaia di uomini e di donne furono abbattuti a colpi di mitra, quando non riuscivano più a muoversi.