LA  STORIA D'ISRAELE

 Parte I

( Dalla sua nascita fino all'entrata nella terra promessa )

 

 

Patto di Dio con Abramo

 " Or l'Eterno disse ad Abramo:" Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che Io ti mostrerò; e Io farò di te una grande nazione ,ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione; Io benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra."

                                                                                Genesi 12:1-3

 Abramo viveva nel paese di Ur dei Caldei, un paese noto per la sua prosperità, era ricco e rispettato: aveva tutto quello che umanamente una persona potesse desiderare nella vita. Un giorno Iddio però irrompe nella vita di quest’uomo facendogli una proposta abbastanza sconvolgente: doveva lasciare il suo paese, la sua famiglia e le sue comodità per stabilirsi in un nuovo paese, a lui sconosciuto, che gli avrebbe mostrato solo dopo la sua partenza. In cambio di questo, Dio gli avrebbe assicurato una discendenza innumerevole e una nazione in cui vivere lui e la sua discendenza.

Abramo ebbe fiducia in Dio, e fece ciò che Lui gli aveva chiesto: lasciò il Ur dei Caldei, e parti per quel nuovo paese chiamato Canaan, la terra dei Cananei. Abramo dovette affrontare e superare molte difficoltà nei primi anni di permanenza in Canaan, a causa della diffidenza e l’ostilità di quel popolo, ma Dio, fedele al patto che aveva fatto con lui lo protesse e lo liberò sempre da ogni pericolo e difficoltà. In questa nuova dimensione  di “ pellegrino in terra straniera “, la fede di Abramo in Dio si andava fortificando ogni giorno sempre di più, questo rallegrava il cuore di Dio perché finalmente aveva trovato un uomo che aveva fiducia in Lui ! Abramo non era certamente un uomo perfetto, egli commise anche parecchi errori, ma questi non indebolirono la sua amicizia con Dio, perché il Signore guardava alla fede genuina che albergava nel suo cuore.

Tutte le vicende della vita di Abramo sono narrate nel primo libro della Bibbia: la Genesi, dal capitolo 12 fino al 25, per questo raccomandiamo ai nostri lettori di leggere questa porzione della Bibbia. La figura di quest’uomo rappresenta il modello della fede per eccellenza in tutta la Bibbia, non a caso egli è definito il “ padre della fede “. Dio ha cercato per il passato, e continua a cercare ancora oggi persone disposte a credere totalmente a Lui, per fare ancora opere straordinarie e miracolose in ogni generazione.

Abramo generò Isacco ed Isacco generò Giacobbe: Dio amò in un modo speciale questi tre uomini, ancora oggi gli Ebrei definiscono il Signore come “  L’ Iddio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. Anche Isacco e Giacobbe vissero avendo fiducia in Dio, e come è stato detto per Abramo, anche loro non erano uomini perfetti nel loro operare, ma la loro vita di fede piacque a Dio che li benedisse grandemente !

( Genesi  cap.25 fino a 50 ).,

 

 

 

Nascita di Israele

 

“ E l'Eterno stava al disopra d'essa, e gli disse: `Io sono l'Eterno, l'Iddio d'Abrahamo tuo padre e l'Iddio d'Isacco; la terra sulla quale tu stai coricato, io la darò a te e alla tua progenie; e la tua progenie sarà come la polvere della terra, e tu ti estenderai ad occidente e ad oriente, a settentrione e a mezzodì; e tutte le famiglie della terra saranno benedette in te e nella tua progenie. 

Ed ecco, io son teco, e ti guarderò dovunque tu andrai, e ti ricondurrò in questo paese; poiché io non ti abbandonerò prima d'aver fatto quello che t'ho detto

                                                                                                           Genesi 28; 13-15

 “ E quello disse: `Il tuo nome non sarà più Giacobbe, ma Israele, poiché tu hai lottato con Dio e con gli uomini, ed hai vinto"                                                                                             Genesi 32 :28

 

Giacobbe, figlio di Isacco e nipote di Abramo fu un uomo dal carattere molto diverso rispetto ai suoi progenitori. Era un uomo molto astuto e furbo; fino ad certo punto della sua vita usò la sua scaltrezza per ottenere tutto quello che voleva, a volte usando anche metodi illeciti, il nome stesso Giacobbe significa “soppiantatore”. Dal racconto biblico vediamo che con inganno tolse a suo fratello Esaù il diritto della primogenitura col la relativa benedizione che essa comportava.

Con altrettanto astuzia egli sottrasse tantissimo bestiame a suo zio Labano, quando era presso di lui per lavorare. Giacobbe, a differenza di suo fratello Esaù, che si comportava da profano non apprezzando le cose buone che aveva, egli si impegnava fino allo stremo per ottenere il meglio dalla vita. Dio lo scelse per questo motivo, ma dovette farlo passare attraverso una dura esperienza di vita per disciplinarlo e renderlo umile e mansueto. Il culmine di questo processo santificante si ebbe quando Giacobbe lottò un’intera notte con Dio che si era presentato a lui sotto forma di un uomo.

Quando si rese conto che quell’uomo non era un uomo comune, ma che era un Angelo del Signore, si aggrappò a lui con tutte le sue forze per non lasciarlo andare via prima che questi non lo avesse benedetto. Alla fine egli ottenne quello che desiderava, ma il Signore lo dovette ferire nell’ anca, per farlo staccare da lui. Da quel giorno Giacobbe camminò zoppo per il resto della sua vita, questo lo rese più umile e mansueto; in questa circostanza Dio gli diede un nome nuovo: non più Giacobbe ma bensì ISRAELE.

Da quel giorno in poi le benedizioni e le maledizioni, per tutti gli altri popoli che sono sulla faccia della terra, furono legate al rapporto e al rispetto che questi avranno avuto per questo popolo. Giacobbe generò undici figlioli: Ruben, Simeone, Giuda, Zabulon, Issacar, Dan, Gad, Ascer, Neftali, Giuseppe e Beniamino essi furono gli antenati delle dodici tribù d’ Israele  il dodicesimo fu Manasse, figliuolo di Giuseppe. Ai nostri lettori consigliamo vivamente di leggere, nel libro della Genesi dal capitolo 27 fino al 50 per conoscere questa meravigliosa storia della vita di Giacobbe e quella dei suoi figli, in particolare quella di Giuseppe.

 

 

 

 

Israele in Egitto

 (Nascita di Mosè :” Il liberatore” )

 

"E l'Eterno disse: `Ho veduto, ho veduto l'afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi angariatori; perché conosco i suoi affanni; e sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani, e per farlo salire da quel paese in un paese “buono e spazioso, in un paese ove scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Hittei, gli Amorei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei. Ed ora, ecco, le grida de' figliuoli d'Israele son giunte a me, ed ho anche veduto l'oppressione che gli Egiziani fanno loro soffrire. Or dunque vieni, e Io ti manderò a Faraone perchè tu faccia uscire il mio popolo, i figliuoli d'Israele, dall'Egitto".

Esodo 3:7-10

                                             

Dalla lettura dell’ultima parte del libro della Genesi, vediamo che a causa di una grave carestia, che colpì Canaan, Giacobbe su sollecitazione del suo figliuolo Giuseppe, che in un modo miracoloso e provvidenziale, Dio gli aveva permesso di diventare il vice del Faraone d’ Egitto, si dovette trasferire in questo grande paese.

Giacobbe dimorò in Egitto per il resto dei suoi giorni, circondato dall’ onore e dalla stima della casa reale a motivo di Giuseppe suo figlio, che con grande saggezza e abilità aveva portato il paese d’ Egitto ad un livello di ricchezza mai conosciuto prima.

I discendenti di Abramo, Isacco e Giacobbe, anche dopo la morte di Giuseppe non tornarono più in Canaan, il paese che Dio aveva dato ai loro padri, ma preferirono restare in Egitto dove avevano trovato più benessere. Essi vi dimorarono complessivamente per quattrocento anni e si moltiplicarono grandemente. Gli egiziani che all’inizio, per motivo di riconoscenza verso Giuseppe, furono ospitali e cortesi, col passare degli anni incominciarono a vedere il popolo d’ Israele con un potenziale nemico in casa. Per questa ragione, essi pian piano incominciarono a opprimerli al punto da trasformarli in loro schiavi; gli egiziani resero la vita di questo popolo dura a tal punto che le loro grida di dolore, così dice la Bibbia, giunsero fino al cospetto di Dio. Dio udì il loro grido di dolore, memore del patto fatto con Abramo, decise di mandare loro un liberatore: questo liberatore si chiamava Mosè.

Noi crediamo che quasi un po’ tutti abbiano sentito parlare, almeno per una volta di Mosè e della sua vita miracolosa e vissuta completamente alla dipendenza di Dio. Su questo personaggio, negli ultimi anni, sono stati fatti anche vari film, di cui alcuni in versione di cartoni animati per i più piccoli. Dalla lettura del libro dell’ Esodo, noi vediamo in che modo straordinario, per mezzo di Mosè, Dio fece uscire il Suo popolo dal paese d’ Egitto e giudicò arroganza del Faraone.

La Bibbia ci racconta che Mosè fu salvato miracolosamente da una strage di bambini ebrei ordinata dal Faraone, sua madre per salvarlo dalla morte o mise in una cesta e lo affidò alle acque del fiume Nilo. Il bimbo Mosè, per volontà di Dio venne raccolto dalla sorella del Faraone, che lo adottò come figlio facendolo crescere e educare come un vero principe nella casa reale. Mosè era diventato grande, potente e stimato da tutti quando scoprì le sue vere origini: cioè lui era figlio di schiavi ebrei. Mosè dopo questa scioccante rivelazione, lasciò la corte e si immedesimò coi i suoi fratelli schiavi in tutto e per tutto.

Un giorno per difendere il suo popolo, egli uccise una delle guardie egiziane, per questo motivo dovette scappare nel deserto, dove visse per quarant’anni. Dio però un giorno si palesò e gli ordinò di tornare in Egitto per ordinare al Faraone di lasciare libero il popolo d’Israele e lasciarlo tornare nella terra di Canaan. Cari amici lettori vi raccomandiamo di leggere la prima parte del libro dell’Esodo, affinché possiate vedere nei dettagli in che modo Iddio permise che Israele fosse liberato e si incamminasse verso la “ Terra promessa”.

        

 

 

 

L’ Esodo

 ( Viaggio d’Israele verso la ”Terra promessa” )

 

" E il Faraone chiamò Mosè ed Aronne, di notte, e disse: `Levatevi, partite di mezzo al mio popolo, voi e i figliuoli d'Israele; e andate, servite l'Eterno, come avete detto. . . .i figliuoli d'Israele partirono da Ramses per Succoth, in numero di circa seicentomila uomini a piedi, senza contare i fanciulli. . . . e l'Eterno andava davanti a loro: di giorno, in una colonna di nuvola per guidarli per il loro cammino; e di notte, in una colonna di fuoco per illuminarli, onde potessero camminare giorno e notte. La colonna di nuvola non si ritirava mai di davanti al popolo di giorno, né la colonna di fuoco di notte.”   

                                                                                Esodo 12-13

 

 Dalla lettura completa del testo biblico, possiamo vedere tutte le opere straordinarie che Dio, per mezzo del suo servo Mosè, compì in favore del popolo d’ Israele, per poterlo fare uscire da quel paese di schiavitù e farlo incamminare verso la “ Terra promessa”. La distanza che li separava da Canaan era a poco più di una settimana di cammino a piedi, ma come noi tutti sappiamo essi impiegarono quarant’anni per arrivarci : perché?. Il popolo che uscì dall’ Egitto non era un popolo che credeva in Dio e ne tantomeno desideroso di essere santo, era dei peccatori non meno degli Egiziani. Essi quando si trovavano nel pericolo incombente, gridavano a Dio per essere liberati dai loro nemici e Dio nella Sua misericordia li liberava, il più delle volte con opere miracolose. Di fronte a questi miracoli essi manifestavano l’intenzione di onorare e adorare il loro Dio, ma poi quasi sempre tornavano a provocare Dio con il loro comportamento peccaminoso e malvagio.

 

Provocarono a tal punto Dio che Egli decise che, quell’ intera generazione di adulti e anziani che era uscita dall’Egitto non avrebbe mai visto la “ Terra promessa” ma che solo i loro figliuoli vi sarebbero entrati.  Per questo motivo essi vagarono per quarant’anni nel deserto, fino a quando l’ultimo di essi non morì. Solo a due uomini di questa generazione ebbero l’onore d’entravi: si chiamavano Giosuè e Caleb , essi erano due fedeli collaboratori di Mosè, giusti e timorati di Dio.

Nemmeno a Mosè Dio permise di mettere piede in quella terra, a causa di una piccola insubordinazione nei suoi confronti.

 

Cari lettori, vorremmo aprire una breve parentesi per mettere in risalto un aspetto molto importante del carattere del nostro Creatore: Egli ha in odio l’incredulità. L’ incredulità condannò alla morte Israele e l’incredulità condannerà la razza umana alla morte eterna ( inferno ), quando Dio parla ed opera si aspetta che noi riponiamo la nostra fiducia in Lui se questo non avviene sappiamo che stiamo provocando la Sua santa ira e la Sua giustizia.

Lo scopo più  importante per noi nel leggere la storia di questo popolo, non deve essere solo quella di accrescere la nostra cultura storica, ma deve essere principalmente quello di conoscere Dio: i Suoi pensieri e i Suoi sentimenti. La nostra salvezza non dipende dai sentimenti che noi proviamo verso Dio, ma piuttosto dai sentimenti che Lui prova nei nostri confronti; è importante che noi accettiamo Dio ma è di gran lunga più importante essere accettati da Lui. La storia del popolo d’ Israele, nel corso dei secoli, ne è una testimonianza vivente.

 

 

 

 

I  Dieci  Comandamenti

 ( La legge spirituale e morale )

 

“ E Mosè salì verso Dio; e l'Eterno lo chiamò dal monte, dicendo: “Di' così alla casa di Giacobbe, e annunzia questo ai figliuoli d'Israele: Voi avete veduto quello che ho fatto agli Egiziani, e come io v'ho portato sopra ali d'aquila e v'ho menato a me. Or dunque, se ubbidite davvero alla mia voce e osservate il mio patto, sarete fra tutti i popoli il mio tesoro particolare; poiché tutta la terra è mia; e mi sarete un regno di sacerdoti e una nazione santa. Queste sono le parole che dirai ai figliuoli d'Israele'.

                                                                                                                                     Esodo 19:3-6

 

Durante i quarant’anni del loro vagabondare nel deserto del Sinai, Iddio chiamò Mosè su questa montagna e gli consegnò la legge del patto che stava per offrire loro. Israele per poter essere un degno rappresentante dell’Iddio vivente avrebbe dovuto vivere una vita totalmente differente da quelle di tutti gli altri popoli sulla faccia della terra. Se Dio è santo e giusto e si aspetta che anche tutti coloro che portano il suo nome e la sua testimonianza siano santi. Oltre, ai “ Dieci comandamenti “, dei quali sicuramente tutti noi siamo a conoscenza o perlomeno ne abbiamo sentito parlare, Dio diede a Mosè centinaia di altre leggi e regole di vita.

Queste leggi pratiche di vita quotidiana avevano lo scopo di far vivere Israele in modo sano e giusto e se avesse adempiuto fedelmente a tutte quelle prescrizioni, sarebbe stato veramente un faro e una luce per tutti gli altri popoli. La scienza moderna giustamente riconosce che molte delle regole riguardanti l’igiene della persona e della medicina del corpo, sono i pilastri su cui si è ispirata anche la medicina moderna.

Tutte queste regole, a noi possono apparire ovvie o superate, ma ricordiamoci che noi viviamo un mondo in cui il livello della cultura e dell’informazione non sono minimamente paragonabili a quelli che Israele poteva avere in quel tempo. Come abbiamo visto in precedenza essi venivano da un lungo periodo di schiavitù in cui tutto quello che essi sapevano fare era: fabbricare mattoni dalla mattina alla sera. Per questo motivo Dio si interessò di istruirli anche nelle piccole cose, con lo scopo di fargli fare velocemente un salto di qualità nella loro esistenza quotidiana. Caro lettore, tutte queste prescrizioni li possiamo esaminare con attenzione leggendo i capitoli 21,22 e 23 del libro dell’Esodo. Da questa lettura possiamo vedere che Dio diede ad Israele anche delle leggi di carattere spirituale, le quali dovevano servire a regolare il rapporto che essi ( creature ) dovevano avere verso di Lui ( Creatore ). Fin dal principio, quando Dio creò il primo uomo Adamo,

Egli lo fece a Sua immagine somiglianza perché desiderava avere una relazione con lui. E’ scritto in Genesi che Dio ogni giorno scendeva nel giardino e dialogava a lungo con Adamo come un padre parla ad un figlio. Questa comunione fisica fu interrotta definitivamente a causa del peccato di Adamo, da quel giorno nessuno a più visto Dio fisicamente in faccia perché l’uomo peccatore non può vedere la Sua gloria e poi continuare a vivere. Da quel giorno in poi l’uomo può avere col Suo creatore solo una relazione di carattere spirituale: essa si sviluppa attraverso la preghiera e l’ adorazione. Per questa ragione Dio ordinò ad Israele l’istituzione e l’osservanza di alcune feste e in particolare modo quella del riposo assoluto del Sabato. I cerimoniali che di solito accompagnavano queste ricorrenze avevano lo scopo di sensibilizzare il cuore e la coscienza del popolo, ad una adorazione sincera e genuina del proprio Signore. Purtroppo, come possiamo vedere dal racconto biblico, Israele non fu fedele nell’osservanza di queste leggi morali e spirituali, questo modo di condursi, lo portò ad avere anno dopo anno un rapporto sempre più conflittuale col suo Signore.